Il predatore - Dicono del romanzo

 

La critica alla società attuale è aspra e puntuale. Eppure sembra aprirsi un paradossale e fragile spiraglio di speranza.

il manifesto


Un noir impeccabile nella costruzione della suspense, che affronta il tema della diversità da una prospettiva inedita e originale. Una lettura appassionante e intelligente.

il Fatto Quotidiano



Intelligente nel messaggio a favore della convivenza tra uomini e orsi. Una convivenza tra entità diverse, una convivenza a distanza.

Filippo Zibordi - zoologo


Una metafora per parlare di noi umani e del nostro rifiuto del limite, delle nostre follie e della poca responsabilità che vogliamo/sappiamo prenderci.

Anna Sustersic - divulgatrice scientifica


Questa storia cesellata col bulino da un vero artista della parola conduce con mano sicura il lettore nei più reconditi meandri di una comunità la cui apparentemente torpida quotidianità sarà presto inesorabilmente e irrimediabilmente sconvolta. Finissimo.

Gabriele Ottaviani - critico


Marco Niro, già all’attivo come membro del collettivo di scrittura Tersite Rossi, segna alla grande il suo esordio da solista e lo fa facendo emergere un nuovo stile. L’incipit, “C’era una volta”, vi aggancerà fino all’ultimo punto, come sempre accade dalla notte dei tempi.

Stefania Iannolo - blogger


Tra prologo, epilogo e post epilogo ci sono tre parti, serrate, condotte con stile sicuro e scrittura asciutta: l’attacco, la caccia, la cattura. E cattura anche la lettura, fedele ai canoni del mainstream non fosse che personaggi, argomenti e ambientazione sono fatti apposta per seminare dubbi, indignazione, rabbie.

Carlo Martinelli - giornalista


Niro ci costringe a fare i conti con le nostre ambiguità.

Paolo Piffer - giornalista


Un romanzo che mi ha tolto il fiato dalla prima all’ultima parola.

Salvatore Gusinu - critico


Una letterarietà radioattiva alberga in questo romanzo che scruta negli interstizi tra realtà e verità per indagare il rapporto dell’uomo con la natura, la fede, la politica. Come un abile tessitore, l’autore ricongiunge tutti gli elementi della sua tela in una narrazione che pagina dopo pagina diventa sempre più avvincente, inchioda chi tiene il libro tra le mani alla necessità di una soluzione apparentemente impossibile.

Annachiara Biancardino - critica


C’è molto in questo riuscitissimo romanzo: la sete di potere, le fragilità umane, il continuo confronto fra le nostre ambizioni e quello che invece la vita ci riserva.

Anna Piuzzi - giornalista


Niro non si fa prendere dalla fretta, costruisce lo sfondo nel quale tutto può succedere, e succede.

Francesco Masala - critico


Un amaro apologo in forma di noir sul “diverso”. Perfetto memento per questi Tempi.

Paola Baratto - giornalista


Raccontato con una scrittura molto curata, con parole dure e dirette, tipiche di una certa narrazione, che si occupa degli ultimi, dei perdenti, tema molto caro allo scrittore. È una spietata critica della provincia, è il discostarsi, fare a pezzi la visione idilliaca dei paesi da cartolina, dove il fatto di vivere a contatto con la natura sembrerebbe rendere più puri. Lettura consigliata.

Manuela Baldi - critica


Un thriller ambientalista da leggere tutto d’un fiato.

Kika Negroni - critica


Un romanzo solido, che non vuole affatto cavalcare l’attualità, ma che sembra assurdamente precederla.

Giorgio Gizzi - libraio


Con “Il predatore” Marco Niro ha modo di ribadire ciò che, ormai da tempo, egli è: un romanziere di talento che, quando sceglie di intingere la propria penna nel sangue e nel veleno, sa condurre i lettori negli angoli più bui, obbligandoli a confrontarsi con le loro paure più inconfessate.

Fabio Canesi - giornalista


Un romanzo noir a dir poco appassionante e profondo. Niro riesce a mixare in maniera veramente sapiente l'antico conflitto uomo-natura. Da leggere assolutamente.

Mattia Mortarini - libraio


Sono molti i personaggi che ruotano in questa vicenda ma mi verrebbe da dire che la vera protagonista di questa trama è la giustizia, nelle sue diverse sfaccettature. Prima prova in solitaria per Marco Niro, già autore nel collettivo Tersite Rossi, che ci consegna un romanzo maturo nella struttura, forte di un’esperienza narrativa consolidata.

Roberto Maestri - blogger


“Pensate forse di essere le sole creature di Dio a questo mondo?” tuona il personaggio del prete ribelle durante un’omelia. Fortunatamente non lo siamo e la biodiversità, come questo libro, è qui a ricordarci il limite, oltrepassato il quale la vita rinsecchisce come un bosco ove gli animali non si incontrano più.

Andrea De Rocco - critico


È un noir politico capace e ricco, degno della tradizione migliore del genere, dove crimini e violenza, dei singoli e delle comunità, devono essere indicati e svelati, contro il potere. È un romanzo antropocenico in cui errori e orrori contro la natura sono un nucleo tragico e narrativo che merita di essere indagato, in una moltitudine di agenti ecologici.

Antonio Vena - critico


Con una scrittura lucida, Niro crea una storia truce, un noir ursino in cui i personaggi umani sono tutti cattivi, con la sola eccezione dei ragazzi, che non essendo ancora uomini a tutti gli effetti in qualche modo si salvano.

Paolo Carnevale - critico


Irresistibile, coinvolgente e convincente sia nei contenuti, sia nella forma. I diversi protagonisti delle vicende narrate sono caratterizzati in maniera precisa, stuzzicante, sorprendente; l’ambiente - compreso tra i protagonisti, se non primo tra essi - è considerato nella sua primigenia, immacolata essenza, nonché adulterato, ferito dalla corruzione antropica.

Franco Pistono - divulgatore ambientale


Durissimo, eppure necessario. La storia di un tranquillo paesino dolomitico sconvolto da un omicidio efferato quanto odioso, che rivela la miseria umana dei suoi abitanti così perfetti e la loro paura di coesistere con il diverso, ci obbliga a non rimandare il confronto con il reale: “Il predatore” nasce per questo. Per parlare di noi, entità post-divine alla cui immagine e somiglianza il resto si conforma, e dell’orso che sconvolge le nostre vite ormai disabituate alla Natura. Lanciati verso un futuro distopico, come a tratti si configura questo noir apocalittico dove non si fanno sconti a nessuno. Ci resta il piacere di leggerlo, mentre cerchiamo di capire se siamo anche solo in parte come i protagonisti: arrivisti, indifferenti, spregiudicati.

Pamela Lainati - giornalista


Questo noir cattura l’attenzione con una narrazione avvincente e ricca di colpi di scena capaci di sorprendere il lettore. Tuttavia, l’opera di Niro non si limita al puro intrattenimento: la storia invita a riflessioni profonde, stimolando interrogativi sulla società e sul delicato equilibrio tra l’uomo e l’ambiente naturale e sulle relazioni sociali. Pagina dopo pagina, “Il predatore” si rivela un romanzo che spinge a porsi domande importanti, lasciando un segno nel pensiero di chi lo legge.

Letizia Palmisano - giornalista


Un romanzo potente, affilato come solo gli artigli di un orso possono essere.

Marco Zanoni - critico


Cresciamo credendo che l’orso sia un animale pericoloso, ma il predatore più feroce in natura è l’uomo. Marco Niro ce lo ricorda.

Oscar D’Agostino - giornalista


Un noir tremendamente attuale, che pone forti interrogativi sul rapporto tra uomo e natura.

Fabio D’Angelo - critico


La scrittura è rapida e chiara, con toni a volte surreali o fiabeschi che arricchiscono la narrazione senza mai inficiarne il realismo. I caratteri dei personaggi sono delineati davvero in modo magistrale, con la miscela di disincanto e impegno, di cinismo e ingenuità che li caratterizza.

Mauro Trotta - giornalista


Con il suo ritmo teso, e al contempo capace di rallentare con sequenze descrittive di ampio respiro, mette in luce la sete di potere e la fragilità dell’uomo davanti alle grandi prove che la natura gli mette davanti. Un romanzo che emerge da un diffuso piattume letterario nazionale.

Lorenzo Mazzoni - scrittore


Un noir sociale e cupo che parte da una profonda riflessione sulle piccole comunità e sul male che molte volte si abbatte sulle stesse.

Antonia Del Sambro - critica


Viziosi sono quei lettori che a un romanzo chiedono un’abbuffata di personaggi, sottotrame e colpi di scena. “Il predatore” è un romanzo per lettori viziosi. Un romanzo dove una piccola comunità di montagna si guarda allo specchio compiaciuta, senza vedere il marcio che ha nel cuore, dove tutti indagano su tutti, mentre l'autore li costringe a indagare su se stessi.

Ugo Scala - bibliotecario


Come mai il pericolo dell’orso, così remoto e statisticamente improbabile, è diventato un’ossessione? “Il predatore” narra una comunità, è il racconto disincantato eppur partecipe dell’involuzione sociale di un tranquillo, comunissimo, paese di montagna. Ed è questo importante argomento di fondo che ci fa apprezzare il libro. Non è un quadro idilliaco, che ne esce fuori. I valligiani finiscono con l’essere vittima della propria grettezza, intortati dai profittatori. Sarà apprezzato anche da chi in montagna ci vive?

Ettore Paris - giornalista


Lo si può definire un noir con venature gialle e thriller, ma per altri versi non perde la connotazione di romanzo letterario sia per l’ottima e sensibile scrittura dell’autore che per i temi trattati, anche poeticamente.

Giulietta Iannone - critica


Marco Niro ha una straordinaria capacità narrativa di ampliare lo sguardo su più orizzonti, non accontentandosi di suggestionare il lettore con la prosa di un romanzo che potrebbe essere confuso con un semplice giallo o thriller. Ne “Il predatore” è necessario avere la capacità di leggere tra le righe il sottotesto, l’impietosa disamina che sta alla base del comportamento dell’essere umano, ben più feroce, sadico, brutale, di un orso o di qualsiasi altra specie animale. Chi ne esce sconfitto è l’Uomo e la sua civiltà progredita, dove le pulsioni di vita lasciano totale libertà a quelle di morte, in nome di una supremazia che non può che portare al disfacimento totale di una civiltà ormai in fase di dissoluzione.

Roberto Rinaldi - critico


Un bel debutto, una storia corposa e articolata in modo convincente. Niro è bravo a far salire la tensione. Con una scrittura lineare e potente intreccia a meraviglia le diverse storie che hanno come protagonisti alcune figure iconiche della provincia montanara.

Marco Minicangeli - critico